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Lago di Lecco

La Valle dell'Adda

Anche Airuno ebbe il suo castello, che nel 960 apparteneva a Alchério capostipite dei Capitanei di Vimercate. La più importante struttura castellana si trova però a Brivio, sull’Adda poco sotto Beverate, che è considerata patria di Simpliciano, successore di S. Ambrogio. Le possenti torri del castello, dove si trovarono are romane e resti di una chiesuola medioevale, si specchiano nel fiume che un tempo si allargava in un laghetto molto pescoso; notevole l’oratorio di S. Leonardo dal doppio porticato di facciata, nel cui interno si ammira una vergine leonardesca. Un viottolo sulla sponda conduce ai Molini, passando avanti un’imponente filanda classica, ora restaurata. Seguendo la via dell’Adda, domina sull’altura l’abside romanica della chiesa di S. Gottardo di Arlate, anch’esso luogo fortificato di torri. Il problema del collegamento fra il lago di Como e Milano si pose già con Lodovico il Moro e trovò nell’Adda e nella sua navigabilità una soluzione che vide per secoli impegnati scienziati e anche

ingegneri, che dovevano contrastare sia gli impedimenti dovuti alle attrezzature fisse della pesca ("gueglie", "legnari"), importanti a Lecco, Olginate e Brivio, sia gli argini dei molini, le rapide e i canali fra gli isolotti, specie in questa porzione del fiume verso Paderno. Noti sono gli studi di Leonardo per le conche degradanti del naviglio di Paderno, riprese più tardi e realizzate nel 1777. Dal paese, nella cui parrocchiale è una tela del Bertini, si può raggiungere il margine dell’alta sponda dell’Adda, dove è gettato il ponte in ferro aperto nel 1889 e lungo 266 metri; è un’ardita opera di ingegneria del Rothlisberger, attuata dalle officine di Savigliano ed è percorsa su due piani dalla ferrovia Carnate - Bergamo e dalla statale ad 80 metri sull’acqua. L’eccezionale paesaggio dell’incassatura dell’Adda, con lo sfondo dei monti di lecco, attrasse Leonardo che ne diede nitidi disegni. Poco lungi la villa del Subaglio, già Prinetti, con parco alla francese, sul colle di S. Rocco venne fondato nel 1927 l’Osservatorio Astronomico di Merate, visitabile, organizzato in diversi edifici per biblioteca, laboratori ed officine, e due grandi cupole, che contengono moderni riflettori e rifrattori, tra i più grandi d’Europa, per la fotometria celeste e l’analisi spettrale. Dalla villa Montebello, nel settecento dei conti Orsini, che ha un giardino all’italiana e opere del Velasquez e del Murillo, si può discendere a S. Marcellino e ad Imbersago. Prendendo a meridione si entra invece nell’aprico contorno di Merate, antico feudo degli abati di S. Dionigi che vi ebbero un castello. La dolcezza dei declivi, la vicinanza alla metropoli, la facilità di comunicazione furono i fattori che resero la località ben accetta alla villeggiatura della nobiltà milanese, connotata in ville magnifiche la Baslini del 1775, la Greppi a Carsaniga, la Belgioioso, nel cui blocco centrale si legge la fisionomia attribuitale nel primo settecento da Giacomo Muttoni; modificata con caratteri barocchetti e arricchita di balaustre e giardini, costituisce uno dei massimi esempi della villa lombarda che, come altre, ridisegna il territorio con viali alberati e prospettive, che si giustappongono ai dossi ed ai limiti, in una sorta di razionalizzazione degli spazi. La villa è contermine al borgo, concluso dalla chiesa di S. Ambrogio, dalla suggestiva facciata incompiuta di Carlo Buzzi (1648), dove sono notevoli affreschi di Giovanni Antonio Cucchi (XVII sec.), vetrate del Bertini, una marmorea Pietà e l’altare di Leopoldo Pollak (1803).


Viste della Lombardia

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