Calolzio è il centro della valle e dal 1927 capoluogo del comune di Calolziocorte, che copre tutto il piano e il dolce pendio fin sotto le pendici del monte Marenzo. E’ luogo di grande antichità, denotata da tanti reperti per lo più dispersi e da qualche resto della vecchia chiesa di S. Martino, che sorgeva alla Gera presso il torrente Buliga. Calolzio che figura come un paese piccolo, doveva però avere notevole importanza nel secolo XII; v’eran già vari abitati, Casale, Carsano, Cornello, a fine duecento signoreggiati dai Benalio. Nel settecento ebbe grande sviluppo, accentuato in seguito dalle industrie della seta e della pista da una cava di pietra da costruzione. Corte, prolunga l’abitato appena al rovescio della statale, cio resti dei grandi opifici dello stesso genere
che nel secolo scorso ne facevano una importante realtà produttiva. Quello che ai primi dell’ottocento era un ambiente rurale, nel 1845 si trasforma in operoso laboratorio, con la costruzione del grande filatoio degli Steiner, che a Bergamo tenevano un moderno opificio con il sistema Vaucanson. Calolzio era in posizione favorevole con la linea ferroviaria di Bergamo dal 1863, con quella di Milano dieci anni dopo ; era perciò una zona destinata all’aumento delle attività produttive, degno di nota in particolare lo stabilimento del 1902 per i sali di bario, fornito dalle escavazioni della Valsassina e nei primi tempi soprattutto usata per il rivestimeno dei formaggi. Nella malinconica landa prativa tra Rossino e Lorentino, un petroso ed intatto castellotto lapideo, costruito nel 1430 da Agosto Rota, rende un segno della potenza della famiglia Rota di Carenno. Siamo a Caversano, presso l’inizio della valle della Fontana che contorna Gaggio e risale verso Carenno posto a 640 s.l.m. su un vasto altopiano dominato dal monte Spedone, contrafforte rupestre dell’Albenza. Gente povera anticamente, ma laboriosissima, nella poca vigna, nei castagneti, nelle pinete tagliate poi per le industrie, nel pascolo e specialmente nell’edilizia e nell’arte dei pavimenti di pietra e marmo per cui era famosa in altre regioni. Paese compatto ed ampio diviso in contrade. Carenno ha sviluppato da un secolo l’attrattiva turistica, nella qualità dell’aria limpida, nella temperatura mitigata dal riparo della conca, nella natura sufficientemente protetta. Si tramanda che nella sala settecentesca ancora conservata di una vecchia osteria, si incontrassero nel 1819 Manzoni e Leopardi. I dintorni hanno incantevoli boschine intervallate da dossi con vecchie cascine; al Boccio, poco distante da una nota osteria, vi è uno dei pozzi dolomitici più belli della zona; i caprioli compaiono sulle alture del Pertus; per la villeggiatura sono attrezzati ottimi alberghi dalla tipica gastronomia bergamasca; non manca la biblioteca, ne un grande giardino pubblico con campi sportivi minigolf e sentieri per gli appassionati di equitazione e mountain-bike. Non a caso vi si tine in ottobre la mostra agricola organizzata dalla Comunità Montana della valle, con l’esposizione dei prodotti delle cooperative presenti a Calolzio, Vercurago, Ercola, Oneta e dei puledri avelignesi degli allevatori locali. Ovunque lungo le mulattiere sorgono le santelle conforto ai boscaioli e ai carbonai, alcune restaurate, molte distrutte; si incontrano se ci si inerpica verso Coldara, il più alto casolare della Val Bratta, magnifiche mura abbandonate ove latte e stracchini erano una specialità; oppure verso Rigurida e Ceresole, con la cappella ancor dei morti della peste; e ancora sulla via che conduce a Costa bassa, al bacino imbrifero presso S. Marco, al lavatoio di Madda e al faggeto di Piazzolo. In queste zone sorgono spesso capanni di caccia o roccoli, particolarmente curati nelle dolci radure del crinale sopra Piazzo e sopra Colle di Sogno intorno al Monte Tesoro, dove il più noto si trova al Makallé; i montanari sfruttavano le grandi passate periodiche per la necessità della vita, i borghesi ne continuarono l’uso in modo più strutturato. Squarci di boschi umidi e di natura selvaggia si possono invece gustare nelle anfrattuose vallette, Val Fosca e Val Ovrena dal Maglio di Torre, nella profonda Val Bratta sotto i costoni si S. Marco.
Da S. Marco sale la strada che si raccorda con Costa Imagna, sotto il colmo raggiunto dalle sciovie di Valcava. Molti gli appuntamenti e le sagre della zona.

